il cannobino

Pensioni svizzere

In Svizzera si ritorna a pensare all’introduzione della tredicesima e di possibili eventuali aumenti dell’AVS grazie alla proposta dell’Unione Sindacale Svizzera.
Il dibattito, che sarà effettivo in primavera, è indirizzato a garantire una mensilità in più (la tredicesima) ai pensionati. Parallelamente, stando ai pareri ed alle proposte dell’Unione Sindacale Svizzera, è necessario almeno un aumento minimo delle rendite AVS dell’otto per cento, questo equivale a circa una tredicesima.
Un obbiettivo questo, stando a chi difende le potenziali necessità minime di dignità vitali delle persone dismesse dal lavoro, che va nella giusta direzione riguardante i temi sociali e le esigenze a sostegno degli anziani
Occorrerà attivare una iniziativa popolare per garantire la tredicesima AVS per tutti.
Iniziativa che sarà lanciata nel 2019. La decisione dunque, ancora una volta, dopo la necessaria raccolta di firme, spetterà al popolo svizzero.
I risultati dei passati referendum in merito a questa tematica non hanno certamente soddisfatto le aspettative dei pensionati, anzi li hanno sempre ostacolati, respinti.
Qualche hanno fa era stata fatta la proposta di dare una gratifica di 1.000 franchi ai pensionati AVS, ma il popolo elvetico bocciò questa iniziativa.

Nel 2016 venne cancellata dal popolo anche l’iniziativa sindacale “Avsplus” che proponeva un aumento del 10% dell’AVS. Pure sconfessata dal popolo la riforma messa in atto dal governo lo scorso anno, che garantiva un aumento a favore di ogni singolo pensionato di 70 franchi.
Le buone notizie per chi gode di pensione “Svizzera” arrivano dal Consiglio Federale il quale, a partire da gennaio 2019 ha portato la rendita minima AVS da 1.175 franchi al mese a 1.185 e quella massima da 2.350 a 2.370. Una manciata di franchi in più che ai pensionati fanno sempre bene ma che non soddisfa assolutamente gli obbiettivi dell’Unione Sindacale Svizzera, tanto meno le esigenze di chi è avanti negli anni.
Da qui dunque ecco la raccolta di firme per un nuovo referendum popolare a sostegno dei pensionati.

Fin da subito i favorevoli (sindacati ) e contrari (economisti in genere) hanno aperto il dibattito su questa ormai ultradecennale questione. I favorevoli alzano argomenti di giustizia sociale, particolarmente importanti verso le donne che nel corso della vita hanno periodi di lavoro più brevi, e pure argomentazioni riferite nel DARE una maggiore dignità alla vita dei lavoratori pensionati.
I contrari si barricano attorno all’allungamento della vita e di conseguenza alle minor possibili entrate in quanto sono i lavoratori giovani che iniettano danaro nel sistema pensionistico a sostegno degli anziani.

L’AVS è entrata in vigore in Svizzera nel gennaio del 1948. Allora la rendita minima ammontava a 48 franchi... Oggi corrisponderebbe a 183 franchi. Ma fino a quella data nessun contributo era stato pagato, quindi i 48 franchi non avevano di per sè fondi specifici ma solo soldi derivanti da entrate di tassazione generale.
Da quella data, parallelamente ebbero inizio anche le trattenute in busta paga ai lavoratori a favore del fondo AVS.
Il sistema previdenziale svizzero si basa su tre pilastri. L’AVS statale che garantisce il minimo esistenziale. Il secondo pilastro che è obbligatorio. Il terzo pilastro, un risparmio privato non obbligatorio.
Dati questi diffusi dal settimanale – il CAFFE’ – del 9 dicembre scorso.
Solo con l’introduzione dell’AVS nel 1948 chi lavorava in Svizzera (probabilmente) ha cominciato ad avere in busta paga le detrazioni contributive a favore dell’AVS, per tanto il paragone che oggi i 48 franchi del 1948 valgono 183 franchi è solo un dato matematico ma (probabilmente e fortunatamente) non corrisponde alle reali possibilità che oggi le casse pensioni possono devolvere ai loro assistiti dopo settant’anni di contribuzione e di pagamento delle rette pensionistiche da parte delle forze lavoro umane.

Pubblicato da V.B. il in notizie - redazione

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