il cannobino

Brevi aneddoti

di Guglielmo Zammaretti classe 1932 detto Figun, raccontati all’età di 86 anni in occasione della cinquantesima marcia: era presente anche alla prima edizione con Elido Marforio, Carmine Vittore detto Bagola e Luigi Gabbani.

Perché Zabò? “L’Elido, chiacchierando con un amico di Aosta, ha conosciuto il significato e tale nome e lo abbiamo adottato per il nostro nascente gruppo. Li abbiamo fatti arrivare dal Belgio dove era tradizione indossarli durante manifestazioni folcloristiche locali.
Zabò sono tipici zoccoloni di legno.
Tutti i giornali parlavano che gli americani sono andati sulla luna. Quattro amiconi dissero che anche loro sarebbero andati su al Luna. Ci voleva poco, non bisognava essere americani i quali per un non nulla si vantano di fronte al mondo intero. Detto, fatto. Abbiamo spaventato la gente alle 2/3 di notte quando ci hanno visto far ritorno a Cannobio, in Bagnara dal Bertolino.
Due le occasioni con il percorso stracolmo di neve: 1978 e 1985.
Si affondava a dismisura tanto vero che molte volte lo zaino toccava il manto bianco tanto era alto.”

Perché Figun? La zia del Guglielmo Zammaretti, la Giovanna, era una venditrice di fichi, un frutto abbondantemente prodotto nelle campagne di Traffiume fino alla metà del secolo scorso. Andava di porta in porta a offrire questo frutto dicendo fichi, fichi grossi, ovviamente gridato in dialetto cannobiese che faceva così: “Vegni gent a cumprà figg, i figuni”. Da lì il soprannome di Giovanna figuna che inevitabilmente fece seguire il soprannome di figun (detto al maschile) anche al nipote Guglielmo Zammaretti.”

Pubblicato da V.B. il in territorio - cannobio

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