il cannobino

Racconti

Cà du paulin

Questo edificio sorge sulla provinciale, ed è l’ultima casa del paese verso la Cannobina.
Molti la chiamano “Birreria” perché ai tempi la famiglia Branca produceva bibite e birra, poi si era trasferita a Cannobio (Santa Marta), ed era subentrato un bravo artigiano falegname “el Paulin” originario di Cavaglio.
Qui nell’estate del ’44 c’era un presidio di fascisti della 10° MAS che controllava ogni movimento di persone che transitava da e per la valle.
“Signora dove và, cosa porta nel gerlo?” La risposta di mia nonna fu “Un po’ di patate, fagioli e verdure perché ho i nipoti ai Pianoni e sono senza cibo.” La replica del milite fu “Nossignora, lei porta dei viveri ai partigiani, ora torni indietro o le porto via tutto.” Così Margherita ritornò sui suoi passi ma non si scoraggiò e si incamminò verso Cannobio, passò per la Cuserina, Piatè, Acqua minerale, Proredont, Gallona e scese ai Pianoni quando fu quasi notte.
Queste erano le donne di quei tempi, che raccontate ora sembrano storie del medioevo.

Questa altra storia mi è stata raccontata dal signor Egidio, ai tempi panettiere a Traffiume con il negozio sulla piazza delle scuole.
Si tratta ancora del presidio 10° MAS ma questa volta le tre donne fermate sono gurresi, che a piedi vogliono arrivare a Cannobio per prendere medicine; questa era la versione ufficiale ma in realtà sotto le ampie gonne avevano nascosto panetti di burro da vendere in città. “Cosa avete nel gerlo?” “Nuta nuta” rispondono in coro, ma la più giovane comincia a inveire con parolacce in dialetto, senza però sapere che il milite era un valtellinese e molte parole le aveva capite. Allora si volta verso le altre due: “Voi andate, e tu togliti il gerlo e mettiti contro quel portone del rustico che c’è davanti alla casa.” Questa donna intuisce che sono gli ultimi minuti di vita perché il milite imbraccia il fucile e si accinge a sparare. La donna in preda al panico si fa la pipì addosso con grande comicità dei presenti, e così il soldato abbassa il fucile: “Questa volta ti lascio andare ma guarda che ho capito tutte le parolacce che mi hai detto, perciò un calcio nel sedere non te lo leva nessuno!”

M.A.

Pubblicato da editore il in cultura - racconti

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