Ospedale Unico del VCO

Presso il teatro maggiore di Verbania, recentemente si è svolto un convegno inerente alla sanità territoriale ed al futuro ospedale unico che dovrà essere costruito alle porte di Ornavasso. Serata molto partecipata, tanta gente presente ed interventi di grande spessore.
E’ difficile una sanità di qualità con due ospedali a suddividersi le specializzazioni. Questo quanto sostenuto da Paolo Grammatica (responsabile del servizio Dea del Castelli di Verbania e del San Biagio di Domodossola) e Attilio Guazzoni (del servizio radiologia ASL). L’ospedale unico e il radicale potenziamento dei servizi territoriali, questo dovrà essere il futuro della sanità di questa provincia. “Effettuiamo tre trasferimenti in media al giorno da Verbania a Domodossola e viceversa – ha continuato Grammatica – dovuti allo spezzamento delle specializzazioni. Gestiamo circa 60.000 accessi all’anno, una cosa non più sostenibile.
Guzzoni ha subito sgombrato ogni equivoco, parlando di ospedale e quindi dell’intero comparto sanitario provinciale, NUOVO, affermando che chi è contrario lo dica chiaramente se preferisce l’ospedale sotto casa per farsi dare due punti, per le cose serie e gravi poi si va all’Istituto Europeo di Oncologia. Fra i medici non vi sono mai state divisioni, il sostegno di un nuovo ospedale è garantito. Ivan Guarducci, presidente della provincia del V.C.O., nel 2004, fu il primo a sostenere la necessità di un’unica concentrazione ospedaliera provinciale.
Franco Ravasio, rappresentante dei medici di famiglia ha affermato che le differenze sull’ospedale unico rispetto alle opportunità attuali, spariranno solo quando ci sarà su tutto il territorio una rete di case della salute dotate di poliambulatori specialistici. Ha Verbania la casa della salute è stata inaugurata nei primi mesi di quest’anno divenuta operativa dall’inizio marzo. Case della salute di cui Cannobio gode da parecchi anni. Un tema questo che nella serata di cui stiamo riferendo ha visto citare per ben quattro volte il nome del Dottor Antonio Lillo, indiscusso promotore di questo progetto. Evidentemente non ci si può mai fermare soprattutto quando l’argomento è quello relativo alla salute dei cittadini ed alla sanità in generale. Occorre che la progettualità iniziale sia sempre rigenerata in base alle esigenze che vengono avanti, potenziata e soprattutto data carta bianca gestionale a professionisti medici e sanitari. In questi casi, la politica deve esclusivamente affiancare le necessità operative tecniche strutturali fermo restando che lo sviluppo medico operativo spetta agli stessi operatori sanitari che ogni giorno sono a contatto con le persone che abitano un ben determinato territorio.
Il vicepresidente della regione Piemonte, Aldo Reschigna, ha indicato per fine 2019 l’apertura del cantiere dell’ospedale ad Ornavasso. Tempi di realizzazione previsti in quattro anni. Eventuali raggruppamenti d’imprese hanno a disposizione quattro mesi per presentare offerte migliori da quella oggi in atto inerente al progetto depositato pari a 178 milioni. Di questi danari, 76 milioni saranno soldi pubblici messi a disposizione dalla regione Piemonte. Ancora non è stato stabilito il canone annuo che l’ASL dovrà corrispondere al partner privato. “Spero solo – ha aggiunto Reschigna- che la scelta dell’ospedale unico non venga messa a repentaglio per un pugno di voti”. La serata è stata aperta dalla sindachessa Silvia Marchionini, ricordando che già nel 2014, da Belgirate a Cannobio tutti i sindaci erano d’accordo per la realizzazione di un ospedale unico.
Oggi pare che parte del centrodestra provinciale abbia molte perplessità su questo nuovo intendere di fare sanità sul nostro territorio, vale a dire ospedale nuovo con specializzazioni di alto livello e sanità territoriale capillarmente diffusa. Nel novembre del 2015, quasi all’unanimità gli 83 comuni dell’ASL V.C.O. avevano votato a favore per l’ospedale a Ornavasso. Ora diversi sindaci appartenenti all’area di centrodestra, sembrano fare marcia indietro rispetto a quel voto, presentando varie domande sul futuro del Castelli (Verbania) e del San Biagio (Domodossola), sullo sviluppo della medicina territoriale e del sistema d’emergenza per quanto riguarda l’ospedale nuovo.
Valerio Bergamaschi

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