Uno scherzo da frate

Le storie

Mi trovavo in “Accademia” ossia in un bar di Intra, il più chic e storico, dove mi gongolavo a rimirare i marmi che avevo lì posato, quando mi sento chiamare, era il mio amico e collega artigiano elettricista-elettronico, che mi disse che aspettava proprio me, io dissi “ come fai ad aspettarmi se non sapevo neanch’io di venire qui?” “La premonizione”, disse, va bè, facciamo finta, dai.
“Vedi”, mi disse, “io ho un problema: devo andare ad Assisi, prima di Natale, a portare gli auguri al Padre Generale dei Francescani, essendo io un terziario Francescano che rappresenta il Piemonte.”
“Senti”, dissi io, “spiegami tutto perché in questo momento non riesco a capirne il senso”.
“Ti spiego”, proseguì: “i rappresentanti regionali sono usi portare un dono, e tra tutti questi doni il Generale ne sceglierà uno che sarà -il dono per tutto l’anno-“, “parla chiaro, che non ho capito cosa devo fare io!” “Qualcosa, qualcosa”, e si mise a plasmare l’aria. Smisi allora di fingere di non capire e dissi: “lascia fare, ghe pensi mi”.
In effetti, mentre lui plasmava l’aria con gesti tondeggianti, mi si era accesa la lampadina sulla testa, come Archimede Pitagorico, e già il giorno dopo andai a rovistare tra le centinaia di tonnellate di pietre e marmi, ma sapevo già dove e cosa prendere.
Tirai fuori una decina di chili di blocco di marmo, già un po’ tondeggiante e lo trasformai in una specie di globo fiammeggiante con le lingue di fuoco che si protendevano verso l’alto e, tanto per esagerare, scolpii a rilievo il segno del tau (che è una t greca), in settimana glielo consegnai, a condizione da parte sua di ripetere la lezioncina che gli tenni. Suonava così:
“Vedi, questo marmo proviene dalla zona dell’Estremoz e si chiama Rosa Portogallo. S. Antonio non proviene da Padova, ma da Lisbua, ossia Lisbona, che è in Portogallo. S. Antonio era un fratello minore Francescano.
Il segno del tau è in effetti una T greca e rappresenta una croce, tra le varie sue rappresentazioni, e apparteneva in origine all’ordine degli spitalieri, ripresa in seguito da Francesco D’Assisi per il suo abito”.
Gliela consegnai, dunque, quella pietra e lo salutai: “che il Signore ti benedica” lui era contento come un bambino.

Poi venne il Natale, e io, preso dalle mie rogne mi dimenticai completamente della cosa. Verso febbraio, lo rividi e lui mi consegnò un libretto, che conteneva anche il resoconto della famosa festa degli auguri, c’era anche una foto di un uomo mite con in mano un sasso rosa!

Frank the Stories